PAURA DI PARLARE IN PUBBLICO? COMPORTATEVI “COME SE”

Tecniche per vincere la paura di parlare in pubblico

paura di parlare in pubblico
Tecniche di Public Speaking

Della paura di parlare in pubblico molto si è detto. Io stesso ho fatto riferimento al tema, in un mio precedente articolo. Addirittura si dice che sia la seconda paura dell’uomo, dopo la morte. La classifica è stata stilata in base a rilevazioni fatte  tramite interviste su campioni di persone molto significativi, sia per quantità, sia per eterogeneità di composizione del campione, per sesso, nazionalità, provenienza geografica, collocazione sociale, grado culturale etc..

Dunque, siamo di fronte ad una questione seria. E, come accade anche per il trapasso a miglior vita, indipendentemente dalle cause che determinano tale paura, c’è una totale disattenzione a come preparare le persone ad affrontare al meglio tale paura e a come superarla.

Capire le cause alla base della paura di parlare in pubblico

Delle cause che determinano la paura di parlare in pubblico abbiamo già detto; conviene qui richiamarle:

  • Paura di non essere preparati
  • Paura di non ricordare
  • Paura di non saper esporre
  • Paura di essere giudicati
  • Paura di non riuscire a convincere

Diciamo che in questa classificazione, con ogni probabilità, quasi tutti possono rintracciare la propria o le proprie specifiche ragioni che, in passato, hanno determinato la propria difficoltà a parlare in pubblico o che portano a considerare la possibilità di dover parlare in pubblico, in un futuro prossimo, con apprensione, paura e così via.

Si è detto anche che, senza dubbio, capire qual è la ragione che provoca la paura può essere un buon primo passo per superare la paura stessa. Questo, in realtà, riguarda ogni apprensione che la vita ci propone. Nel caso specifico della paura di parlare in pubblico, questa affermazione è senz’altro facilmente verificabile.

Il miglior metodo per vincere la paura di parlare in pubblico: comportatevi “come se”

Un metodo che senz’altro aiuta a superare la paura di parlare in pubblico è quello che possiamo denominare come se”.

In che cosa consiste il “come se”? Lo dice la parola stessa: se sapete che di qui a breve Vi toccherà il compito di parlare di fronte a delle persone (e siete assaliti dalla paura di parlare in pubblico), cominciate a fare un lavoro mentale in modo da rappresentarvi la scena “come se” siate già in azione; come se, le cose stiano andando veramente come desiderate; e, sempre nella vostra rappresentazione mentale, come se, una volta finito di parlare in pubblico, i comportamenti delle persone che Vi hanno ascoltato siano come se aveste fatto una grande performance e generato consensi ed approvazioni.

Una semplice applicazione della tecnica del “come se” è facilmente verificabile per molti di Voi, nella Sua applicazione più semplice; si tratta di schermare la paura di quello che andrete a fare, rievocando un’esperienza passata nella quale, a fronte della medesima paura o di una paura simile, le cose sono andate in un modo per Voi soddisfacente.

Il funzionamento di questa tecnica per la paura di parlare in pubblico sarà maggiore e produrrà un risultato esattamente identico o molto vicino a quello desiderato, tanto più Vi sarete immedesimati e tanto più avrete lavorato sulla rappresentazione, a livello multisensoriale sull’esperienza vissuta.

Cosa vuol dire? Vuol dire attivare i sensi, appunto, “come se” foste ancora nel mezzo dell’esperienza vissuta. Significa visualizzare cosa avete visto mentre parlavate, cosa facevano le persone a cui parlavate, che postura avevano, quanto erano attenti, che domande avevano fatto e come avevate risposto; significa “rivedere” gli applausi ricevuti, se ce ne sono stati, le persone che ridevano e che Vi davano segni di approvazione, se Ve li avevano dati; significa “rievocare il suono” della Vostra voce che si diffondeva, il suono degli applausi ricevuti, le voci di chi Vi aveva fatto domande e che Vi aveva manifesto il consenso, il suono delle risate e del divertimento che avevate generato; significa “avvertire il contatto della mano” con il microfono, mentre parlavate (se parlavate con il gelato), significa avvertire la vostra postura ben centrata e che trasferiva agli ascoltatori la sicurezza che desideravate trasferire. E così via andando.

Il “come se”, in questa applicazione più semplice, significa rievocare la scena verificando la stessa attraverso gli impulsi che Vi trasferiscono i Vostri cinque sensi.

Ora, però, questa prima applicazione potrebbe incontrare un limite. Potrebbe, infatti, ricorrere il caso che, nel passato di qualcuno di Voi, non ci sia un’esperienza di successo utilizzabile; nel caso di una performance in pubblico, non ci sia un’esperienza significativamente tranquillizzante su cui fondare la Vostra sicurezza, applicando il meccanismo che, più o meno, recita: “l’ho già fatto in passato ed è andato molto bene, posso ripetere quello che ho fatto ed ha funzionato”. Come si fa, in questi casi, per la paura di parlare in pubblico?

Bene, ho una buona notizia per ognuno. Se l’esperienza non c’è nel Vostro passato, nulla impedisce, ai fini della rievocazione sensoriale, che ci sia nel Vostro futuro.

La premessa di quanto sto per dirvi è sempre la stessa: il funzionamento della tecnica sarà maggiore e produrrà un risultato esattamente identico o molto vicino a quello desiderato, tanto più Vi sarete immedesimati e tanto più avrete lavorato, sulla rappresentazione, a livello multisensoriale. Superare la paura di parlare in pubblico richiede applicazione!

Ma, detto, questo, la tecnica del “come se”, funziona in maniera identica, sia che si tratti di rievocare un’esperienza passata, sia che si tratti di “rievocare” (il termine non è improprio), un’esperienza che si collocherà nel Vostro futuro.

Usate l’immaginazione per vincere la paura di parlare in pubblico

tecniche public speaking
Tecniche di Public Speaking

Cosa vuol dire rievocare un’esperienza futura? Vuol dire attivare i sensi, appunto, “come se”. Significa visualizzare in anteprima cosa vedrete mentre starete parlando, le persone come Vi guarderanno, che postura assumeranno, quanto staranno attenti, se faranno domande; significa vedere gli applausi, se ci saranno applausi (e se volete riceverli, sarà opportuno che Ve li rappresentiate), vedere le persone che ridono e che Vi danno segni di approvazione (se desiderate che Vi accada di riceverli); significa sentire il suono della Vostra voce che si diffonde nella sala (o, in generale, nel luogo dove terrete la vostra performance), il suono degli applausi che Vi verranno fatti, le voci di chi Vi fa delle domande e che Vi manifesta il consenso, il suono delle risate e del divertimento che avrete generato; significa avvertire il contatto della mano con il microfono, mentre parlate (se  parlate con il gelato), significa avvertire la Vostra postura ben centrata e che trasferisce agli ascoltatori la sicurezza che desiderate trasferire, significa avvertire la delicatezza della pelle del Vostro mento mentre lo accarezzate con la mano compiaciuti nell’ascoltare una domanda di un partecipante al vostro meeting o un commento di approvazione.

Ancora una volta “come se”, significa immaginarsi la scena verificando tale scena, ancorché non ancora realmente accaduta, attraverso gli impulsi che Vi trasferiscono i Vostri cinque sensi.

Questa tecnica si fonda su un meccanismo neurologico: il cervello non fa distinzione tra ciò che viene realmente vissuto e ciò che viene semplicemente immaginato; sia che quello che rievocate a livello mentale, sia un qualcosa che Vi è realmente accaduto, sia che lo stiate semplicemente immaginando, il processo mentale che il cervello attiva si basa sulla stesso materiale: input che Vi derivano dai cinque sensi.

Se questo passaggio Vi determina qualche perplessità, torniamo all’applicazione base della tecnica: la rievocazione di un’esperienza passata. Prima ancora di considerarla una tecnica, ragionate su quanto accade, quando rievocate esperienze passate. Vi sarà capitato, ne sono certo, la circostanza di vivere una esperienza molto intensa, bella o brutta che sia. Un’esperienza che Vi ha messo alla prova a livello multisensoriale per le cose che avete visto, durante l’esperienza, per quello che avete udito, per le sensazioni tattili, gustative ed olfattive provate. E, sono altrettanto  certo che se, in questo momento, mentre cioè leggete il mio articolo e provate a fare questo esercizio, rievocate l’esperienza vissuta, Vi tornano in mente le stesse immagini, gli stessi suoni e, magari provate le stesse sensazioni tattili, gustative ed olfattive.

Ovviamente, siccome ognuno di noi è diverso dall’altro, la rievocazione dell’esperienza nel suo insieme sarà di intensità diversa; e ognuno rievocherà gli input sensoriali rispetto ai quali ha più “familiarità di rievocazione”: chi si ricorderà maggiormente le immagini, chi maggiormente i suoni, chi maggiormente le sollecitazioni tattili, olfattive e gustative.

E, cosa più importante, sempre ognuno con la propria gradazione ed intensità, a quasi tutti capiterà di rivivere le stesse emozioni e di generare gli stessi stati d’animo provati quando l’esperienza rievocata era stata realmente vissuta. Sono sicuro che molti di Voi, mentre leggete, se avete fatto l’esercizio di rievocazione, starete vivendo esattamente questo: uno stato analogo, delle emozioni molto simili a quelle che, quando l’esperienza è stata vissuta, avete provato.

In questi casi, l’esperienza è stata realmente vissuta, appunto. Ma, dal punto di vista della sincronicità temporale, essa non esiste più; appartiene al passato. Quello che c’è nel Vostro presente è solo una rievocazione mentale (immaginaria, se mi fate passare questo termine). E tale rievocazione immaginaria, è fatta, nel Vostro cervello, dello stesso materiale che Vi ha permesso di vivere l’esperienza, quando essa è realmente accaduta.

Ora, qual è il punto? Quello che potete fare a livello di pura rievocazione, rispetto ad esperienze passate, potete farlo ugualmente, rispetto ad esperienza future, cioè non ancora accadute. Il vostro cervello non farà alcuna differenza e grazie a questa tecnica supererete la paura di parlare in pubblico.

E’ solo una questione di allenamento. Pensiamo che rievocare esperienze passate sia più facile di rievocare esperienze future, solo perché ognuno di noi ha delle esperienze passate da rievocare, mentre le esperienze  future, se non sono costruite nel nostro cervello, non esistono.

Ma appunto, si tratta solo di costruirle. E quando comincerete a costruirle con sistematicità, allora Vi accorgerete che, progressivamente, le cose andranno come Vi aspettate che vadano. Se dovrete parlare in pubblico, Vi accorgerete che la paura di parlare in pubblico sarà solo un ricorso, e Vi esprimerete come avete sempre desiderato, producendo gli stessi risultati desiderati e determinando esattamente il Vostro successo atteso.

E, dunque, non essendoci più alcun motivo per avere paura, succederà una cosa semplicissima: non avrete più alcuna paura di parlare in pubblico.

Un ultimo consiglio, che è quello di sempre, meglio ancora che ragionare e chiedersi se funzionerà c’è una cosa sola: agire.

Buona performance a tutti.

Berardo Berardi

 CORSO DI PUBLIC SPEAKING:


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