TECNICHE DI AUTOMOTIVAZIONE – CONSIGLI PRATICI PER “AUTO MOTIVARSI”

Sapersi motivare è alla portata di ogni persona

Contrariamente a quello che alcuni pensano, ogni persona ha la possibilità di darsi la giusta motivazione, utilizzando uno strumento potentissimo che ha a propria disposizione: il cervello.

Ora, non è mia intenzione sviluppare il tema dal punto di vista neurologico. Intendo, in queste poche righe, soffermarmi su due aspetti, rispetto alla possibilità di generare motivazione senza ricorrere a persone esterne o agenti motivanti.

Prima, però, di dare queste due specifiche indicazioni, mi sembra corretto definire il tema in corso. Cioè, è giusto non dare per scontato il fatto che tutte le persone che leggono, diano lo stesso significato al concetto di “auto motivazione”.

Sulla prima parte della definizione, penso si possa essere rilassati; “auto”, sta ad indicare che l’azione motivante è autoindotta, dalla persona stessa. Cioè una persona che entra in uno stato di motivazione ci entra per aver attivato, autonomamente e dentro di sé, dei processi mentali ed anche fisici che lo hanno portato in quello stato.

Ma cosa significa motivazione? E che cosa indichiamo quando diciamo che una persona sta motivando qualcuno o si sta motivando?

La spiegazione sta nella parola stessa.

E’ una parola composta da due parole: “motivo” e “azione”

La spiegazione, dunque, è semplice: una persona motivata è una persona che ha un “motivo per agire”.

“Una persona è motivata se ha un obiettivo”
Metodologie&Tecniche

Questa semplice constatazione ci porta alla prima indicazione essenziale. Una persona è motivata quando ha un motivo per agire, più correttamente, quando ha un obiettivo da perseguire che, ovviamente, deve essere motivante per quella persona. Quest’ultima è una specificazione importante perché capita, soprattutto nelle situazioni in cui l’obiettivo viene assegnato da altre persone, che ci siano soggetti i quali, pur avendo un obiettivo che sembra avere (ma evidentemente almeno una caratteristica manca) tutte le caratteristiche per essere tale, non sono motivati a raggiungerlo.

Dunque,

una persona è motivata, se ha un obiettivo

Anzi, più un obiettivo è definito, più la motivazione della persona cresce. Non esiste una persona motivata che non abbia un obiettivo. Fateci caso. Osservate le persone che vi circondano con cui vi capita di avere a che fare; individuatene alcune che, da come si comportano, pensate che possano essere definite persone motivate. Se le intervistate o, più semplicemente, vi fermate qualche minuto in conversazione con loro, vi accorgerete, che quelle persone sono motivate perché hanno un obiettivo.

Questa è già un’indicazione importante. Se la motivazione è presente in una persona solo quando quella persona sta perseguendo un obiettivo, allora anche in tema di “auto motivazione” c’è un’indicazione importante. Volte sentirvi motivati?

Individuate e definite un obiettivo; in qualsiasi campo, professionale, personale, quello che volete

Vi accorgerete, velocemente, che il vostro stato motivazionale, non appena l’obiettivo comincia a prendere forma, incomincia ad aumentare; e più l’obiettivo assume contorni di definizione, più il vostro stato di motivazione cresce.

E che vuol dire che il vostro stato di motivazione cresce? Se vi soffermate, vi accorgete che il vostro stato ha generato delle alterazioni complessive, rispetto alla situazione precedente; dal punto di vista mentale, certamente; ma anche dal punto di vista fisiologico. Sotto il primo aspetto, cominciate a fare pensieri diversi, in generale più positivi e, comunque, più ampi; i vostri orizzonti mentali si modificano e si ampliano; ma anche la vostra fisiologia cambia. Vi sentite meno stanchi; sopportate la fatica più facilmente; avvertite stati di benessere sempre più diffuso.

Dunque, l’indicazione è semplice. Volete “auto motivarvi”? Individuate, definite e perseguite un obiettivo che risulti essere motivante per voi.

Ora, come dicono quelli bravi, però, questo non è un punto di arrivo. E’ un punto di partenza. Perché, se mi sono spiegato adeguatamente, qualcuno di voi potrebbe alzare il ditino e porre la legittima domanda che recita: “Bene, e come si fa a individuare, definire e perseguire un obiettivo? C’è un metodo?

“Focalizzare e raggiungere gli obiettivi”
Metodologie&Tecniche

Effettivamente si. C’è un metodo, o meglio ce ne sono diversi. La scuola di pensiero alla quale appartengo, a questo proposito, ha sviluppato un modello per “focalizzare e raggiungere gli obiettivi”. Il tema sarà oggetto di un prossimo articolo.

Qui vi basti sapere che, secondo il nostro modello, tantissime persone credono di avere uno o più obiettivi, nella vita ed invece, ad un applicazione attenta del modello risulta, non infrequentemente, che queste persone hanno semplici desideri, non obiettivi.

L’altro aspetto sul quale vorrei sollecitare la vostra attenzione, al fine di darvi strumenti operativi di immediata applicazione per la vostra “auto motivazione” riguarda la “percezione della realtà”. Anche qui mi posso limitare ad un semplice accenno. Tuttavia, per quanto la vita porta spesso, ognuno di noi a fare una distinzione netta tra eventi positivi o negativi, tra persone sfortunate e persone sfortunate e così via, ad un’attenta analisi, possiamo osservare che questa ripartizione “statica” delle esperienze è distorta e fuorviante.

Ogni evento è, in se, potenzialmente valutabile sotto mille aspetti. In funzione di questa caratteristica, la valutazione di questi aspetti può far risultare l’evento, per esempio, positivo o negativo. Dipende da chi osserva l’evento e su quali aspetti e conseguenze dell’evento la persona si sofferma.

Tanto per farmi capire e cercando di non sollecitare la sensibilità di qualcuno, ad alcune persone sarà capitata l’esperienza di cercare di avere un successo professionale e di non riuscire a conseguirlo; un esame all’università o un concorso, o qualcosa di questo tipo. Come capitò a Giovanni, che voleva fare l’avvocato, ma che fu bocciato per tre volte consecutive all’esame di diritto privato. Dopo la terza volta decise di abbandonare gli studi e di cercare un’attività lavorativa.

Giovanni, in quel momento, viveva la bocciatura come un evento estremamente negativo della sua vita; la parola fallimento aveva ampi spazi nei suoi pensieri.

E’ capitato a tanti. E nessuno si permette di mettere in discussione i legittimi sentimenti di frustrazione e tristezza che ne sono scaturiti. Ora, però, una azione di dissociazione dal legame evento-stato emotivo, certamente non facile per la persona protagonista dell’evento, almeno nei momenti immediatamente successivi o, comunque, l’osservazione di un terzo estraneo, evidentemente meno associata e meno coinvolta, potrebbe soffermarsi sul fatto che il verificarsi di questo evento (negativo) ha comportato delle conseguenze che non si sarebbero avute se l’evento verificatosi non avesse avuto quel determinato esito (negativo).

E, un’osservazione attenta potrebbe portare alla conclusione che le conseguenze avute, valutate attentamente, potrebbero essere positive anche per la persona protagonista dell’evento (negativo).

Nel caso in questione Giovanni intraprese un’attività, come agente di commercio, nel campo dell’arte; per caso, perché un amico lo fece parlare con una società che lavorava in quel settore.

Giovanni, la persona bocciata per tre volte all’esame di diritto privato che decise di lasciare l’università per frustrazione, oggi è titolare di un’attività lavorativa che lo realizza pienamente (forse anche di più di quanto lo avrebbe realizzato il completamento degli studi) e consegue una serie di successi professionali probabilmente superiori a quelli che la carriera che pensava di percorrere, facendo il percorso di studi universitario, gli avrebbe fatto raggiungere.

Dunque, l’evento “negativo” ha generato conseguenze estremamente positive per Giovanni, la persona “vittima” dell’evento negativo. Alcuni non lo ammetteranno mai, ma c’è chi, trovandosi in questa situazione, arriva addirittura a modificare il giudizio sull’evento stesso: “quando è capitato l’ho vissuto come un dramma, oggi penso che è una delle cose migliori che mi è successa, in vita mia”. Frasi così, un orecchio attento, le sente tutti i giorni.

E casi assimilabili a quello descritto, un osservatore attento, li può rintracciare intorno a se, tutti i giorni. Probabilmente, se ognuno di noi facesse un’analisi attenta del percorso fin qui fato, rintraccerebbe anche nella propria esistenza episodi di “esami non superati” che hanno determinato scelte che mai si sarebbero fatte, se quell’”esame” fosse stato superato.

Questo porta ad una sola conclusione. Ogni evento, di per se, non è positivo o negativo. E, comunque, anche negli eventi negativi, ci sono potenziali conseguenze positive che, se colte, possono generare grandi opportunità.

Il tutto è ampliamente sintetizzato dalla frase:

non esistono fallimenti, solo risultati.

Dunque, in termini di “auto motivazione” il mio consiglio pratico operativo è: quando siete protagonisti di un evento o, comunque, assistente ad un qualcosa che, in qualche misura vi coinvolge, indipendentemente dalla prima valutazione che potete dare all’evento, fatevi sempre queste domande: “Quali conseguenze, genererà questo evento? E quali, di queste conseguenze, potrebbero essere delle opportunità? E per chi?”

Ecco, domande di questo tipo sviluppano un’attitudine all’”auto motivazione”.

Strada che vi consiglio di percorrere vivamente.

Dott.sa Maria Carla Rodomonte

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